Come valutare un testo

Un testo è composto da molteplici elementi di valutazione, e spesso è il loro equilibrio a determinarne la qualità.
Il primo, per molti scrittori ed editor un’ossessione, è l’aspetto grammaticale.
Di sicuro un errore grossolano è brutto da vedere, è uno scivolone che chi scrive dovrebbe evitare, ma la corretta sintassi non può da sola rendere un testo positivamente apprezzato.
La seconda variabile è la scorrevolezza. Leggere non deve essere mai noioso, né complicato. Addormentarsi o dover tornare indietro per rileggere un periodo è più grave di una svista grammaticale.
Il terzo aspetto è la coerenza.
Spesso capita che in alcuni testi alcuni pezzi vadano in contrasto tra loro, a livello temporale o logico, capita nelle trame complesse nella struttura o quando si scrive per lunghi periodi lo stesso racconto.
Questo non deve mai accadere. Rende difficile e poco chiara la lettura.
Il quarto punto da evidenziare è la capacità di un racconto o di un romanzo di essere “nuovo”.
Non per forza innovativo, ma che almeno non ricalchi storie già lette o dall’andamento prevedibile.
Un libro scritto in perfetto italiano, coerente ed anche scorrevole non può comunque definirsi un buon libro.
“Il Signore degli Anelli”, per fare un esempio è unico, e tale rimarrà anche con una letteratura di genere abusata e sfruttata.
Tutto ciò che ripropone quei scenari, quei temi narrativi, quegli schemi, ha un limite oltre il quale non andrà, indipendentemente da come è scritto.
Una certa unicità deve essere caratteristica di ogni libro.
Fermarsi a questi aspetti è riduttivo, ma è un punto di partenza necessario per fare un lavoro che punti alla qualità.
Avere questi elementi ben definiti e in armonia tra loro significa avere un buon testo tra le mani.

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Chi è lo scrittore

Chuck Palahniuk afferma in uno dei suoi libri che non basta mettersi delle penne nel culo per essere una gallina.
E per essere uno scrittore è sufficiente scrivere?
Sembrerà una domanda un po’ banale, ma in realtà da, a mio avviso, molti spunti di riflessione.
Una premessa va fatta. In Italia la professione dello scrittore è da considerare roba di élite (se non di setta), in quanto si contano sulle dita di 3 massimo 4 mani le persone che campano di scrittura, almeno parlando di produzione letteraria.
Quindi o in Italia esistono una quindicina di scrittori o quello della professione è un parametro da escludere.
Personalmente escluderei da tale categorizzazione blogger e giornalisti, che operano nel campo della scrittura, alcuni in maniera egregia, ma non rispondono alla domanda che ci siamo posti.
Quindi, banalmente, per essere scrittori è sufficiente scrivere.
Storie.
Racconti, romanzi, fiabe.
Ma non può ancora essere abbastanza per ritenerci soddisfatti.
Ritengo importante l’aspetto della qualità.
Perché non basta buttare giù pagine e pagine di inchiostro, ma un minimo di competenza linguistica, originalità, riconoscibilità del proprio tratto secondo il mio modesto parere è necessario per potersi dare quell’appellativo.
Chi fa uno sport una volta a settimana con gli amici non è per forza un calciatore, un corridore, un atleta.
Esiste una linea di demarcazione, non ben definita ma tangibile e necessaria.
Non è sufficiente neppure aver pubblicato un certo numero di libri per potersi sentire tale, se questi sono mal scritti e la scopiazzatura di qualcosa che ci è piaciuto e non ha nulla di personale.
Lo Scrittore è un creatore di Storie raccontate in modo avvolgente e accattivante.
Che riesce a catturare l’attenzione di un certo pubblico.
Quindi tanto maggiore sarà la capacità di essere imprevedibili, e la scorrevolezza del proprio testo, tanto sarà apprezzato il proprio lavoro.
Lo Scrittore ha una personalità riconoscibile, la capacità di coinvolgere e padronanza di lingua.
Lo scrittore non è mai una gallina, chi scrive, a volte lo è.

13 regole di scrittura di Chuck Palahniuk

1. Due anni fa, il primo di questi saggi che scrissi riguardava il mio metodo di scrittura a “timer da cucina”. Non hai mai letto questo saggio, ma ecco il metodo: quando non ti va di scrivere, imposta un timer da cucina su un’ora (o mezz’ora) e siediti a scrivere finché il timer non suona. Se ancora non ti va di scrivere, sarai comunque libero in un’ora. Ma di solito, non appena il timer suona, sarai così coinvolto e divertito dal lavoro che continuerai. Al posto del timer, puoi azionare una lavatrice o una lavastoviglie e usarle come cronometro. Alternare all’impegno della scrittura il lavoro ripetitivo di queste macchine ti darà le pause necessarie per le nuove idee e le intuizioni di cui hai bisogno. Se poi non sai come continuare la storia… pulisci il bagno, cambia le lenzuola, per amor del cielo!, spolvera il computer. Arriverà una idea migliore.

2. Il tuo pubblico è più intelligente di quanto immagini. Non aver paura di sperimentare nuove forme narrative e temporali. La mia personale teoria è che i lettori di oggi disdegnano molti libri non perché questi lettori siano più stupidi di quelli del passato, ma perché sono più intelligenti. Il cinema ci ha resi molto sofisticati riguardo alla narrazione. Il tuo pubblico è più difficile da shockare di quanto tu possa immaginare.

3. Prima di sederti a scrivere una scena, ripassala più volte a mente così da conoscere lo scopo di quella scena. A quali scene precedenti si salderà? Che cosa disporrà per quelle successive? Come porterà avanti il tuo plot? Mentre lavori, guidi, fai ginnastica, tieni a mente solo questa domanda. Prendi nota delle nuove idee. E soltanto quando avrai deciso lo scheletro della scena, siediti e scrivilo. Non metterti davanti a quell’impolverato e noioso computer senza avere qualcosa in mente. Non sfiancare il tuo lettore con una scena in cui succede poco o niente.

4. Sorprenditi. Se riesci a portare la storia – o se la storia porta te – in un posto che ti stupisce, allora potrai sorprendere il tuo lettore. Nel momento in cui riesci a vedere chiaramente una sorpresa, lì ci sono delle possibilità e così sarà per il tuo sofisticato lettore.

5. Quando sei bloccato, torna indietro e leggi le prime scene, cerca personaggi dimenticati o dettagli da riutilizzare come assi nella manica. Quando ho finito di scrivere Fight Club, non avevo idea di cosa fare con il palazzo degli uffici. Ma rileggendo la prima scena, trovai delle note su come mescolare la nitroglicerina con la paraffina e su quanto non fosse un metodo sicuro per farne un esplosivo al plastico. Questa sciocchezza (non ho mai avuto nulla a che fare con la paraffina) fu il perfetto asso nella manica da tirare fuori alla fine per salvare il culo alla mia storia.

6. Usa la scrittura come scusa per organizzare una festa a settimana, anche se chiamerai quella festa “workshop”. Ogni volta che passi del tempo tra persone che valorizzano e sostengono la scrittura, bilancerai tutte le ore che trascorri da solo scrivendo. Anche se un giorno piazzerai il tuo libro, nessuna somma di denaro potrà ricompensarti di tutto il tempo trascorso da solo. Quindi, prenditi un anticipo sulla paga, fai della scrittura una scusa per stare in mezzo agli altri. Alla fine della tua vita, credimi, non vorrai guardare indietro per assaporare i momenti in cui sei stato solo.

7. Accetta l’Ignoto. Questo piccolo consiglio viene da un centinaio di persone famose, da Tom Spanbauer a me e ora a te. Più a lungo permetti alla tua storia di prender forma, migliore sarà la forma che avrà. Non forzare né affrettare la fine di una storia o di un libro. Tutto ciò che devi conoscere è la scena successiva, o poche scene successive. Non devi conoscere ogni momento fino al finale. Se così fosse, scrivere sarà noioso da morire.

8. Se hai bisogno di più libertà per la storia, bozza dopo bozza, cambia il nome dei personaggi. I personaggi non sono reali, e non sono te. Cambiandone arbitrariamente i nomi, puoi trovare la distanza di cui hai bisogno per tormentare veramente un personaggio. O peggio, eliminarlo, se è ciò di cui la storia ha bisogno.

10. Scrivi il libro che vorresti leggere.

11. Fatti le foto per la bandella ora che sei giovane. E tieniti i negativi e i diritti.

12. Scrivi di cose che davvero ti fanno arrabbiare. Sono le uniche cose di cui vale la pena scrivere. Nel suo corso, chiamato “Scrittura pericolosa”, Tom Spanbauer sottolinea che la vita è troppo preziosa per passarla a scrivere storie noiose e convenzionali con le quali non hai nessun legame. Ci sono tante cose di cui Tom ha parlato ma ne ricordo solo mezza: l’arte della “manomissione”, che non so spiegare, ma ho capito che ha a che fare con la cura che ci metti per emozionare un lettore attraverso i passaggi di una storia; e la “sous conversation” che penso indichi il messaggio nascosto e sepolto sotto l’evidenza. Poiché non sono a mio agio nel descrivere cose che ho capito a metà, Tom ha deciso che scriverà un libro sul workshop e le sue idee.

13. Un’altra storia di vetrine natalizie. Quasi ogni mattina faccio colazione nello stesso locale e questa mattina un uomo stava decorando le finestre con disegni natalizi. Un pupazzo di neve. Fiocchi di neve. Campane. Babbo Natale. Se ne stava sul marciapiede, dipingendo nel freddo gelido, col fiato fumante, alternando pennellate e rullate di differenti colori. Nel locale, i clienti e i camerieri lo osservavano stendere vernice rossa, bianca e blu al di fuori delle grandi finestre. Dietro di lui la pioggia intanto era diventata neve, spinta di traverso dal vento. I capelli del pittore erano di tutte le sfumature di grigio e la sua faccia pigra e rugosa come il culo vuoto dei suoi jeans. Tra un colore e un altro, si fermava a bere qualcosa da un bicchiere di carta. Qualcuno, guardandolo dall’interno, disse – tra un uovo e un toast – che era triste. Probabilmente, disse questo cliente, l’uomo era un artista fallito. Probabilmente c’era del whisky dentro il bicchiere. Probabilmente aveva lo studio pieno di dipinti mal riusciti e ora per vivere faceva decorazioni per ristoranti da quattro soldi e vetrine di alimentari. Davvero triste, triste, triste. Questo pittore continuava a mettere i colori. Prima tutto il bianco “neve”. Poi qualche passata di rosso e verde. Poi qualche linea che dava forma ai colori in calze natalizie e alberi. Un cameriere che girava fra i tavoli versando caffè alle persone, disse: “È così preciso. Vorrei saperlo fare anch’io…”. E per quanto potessimo provare invidia o compassione per quel tizio nel freddo, lui continuava a dipingere. Aggiungendo dettagli e strati di colore. E non so quando accadde, ma a un certo punto lui non c’era più. Le immagini stesse erano così ricche, riempivano la vetrina così bene, i colori erano così vividi, che il pittore se ne andò. Che fosse un fallito o un eroe. Sparì, andato chissà dove e tutto ciò che vedevamo era il suo lavoro.

Fonte: The Cult – The Official Chuck Palahniuk Site

Traduzione di Caltari

La letteratura, un viaggio oltre ogni confine

– Salone Internazionale del Libro di Torino 2017 –


Varco la soglia del 30° Salone Internazionale del Libro e vengo travolta da una marea di gente, suoni, immagini e stand. Mi guardo intorno frastornata e piena di entusiasmo ed inizio a vagare tra i vari editori presenti in fiera. Prima tappa: Lonely Planet, dove, a fianco delle guide ormai famose in tutto il mondo, ci sono storie di chi quei viaggi li ha fatti, sfoglio “Un giorno, viaggiando…the Lonely Planet story” che ci racconta come ha avuto inizio l’avventura dei suoi fondatori e mi immergo nella letteratura di viaggio.
Ma la vera chicca sono le piccole case editrici e con entusiasmo vago alla ricerca di novità, proposte editoriali allettanti, nuovi autori. Rimango colpita in particolare da due piccole case editrici che si fanno largo tra le tante proposte presenti. La prima è nata quest’anno: TerraRossa Edizioni; mi soffermo a guardare un poster sul bancone che recita: “Un uovo di Faberge’ costa troppo, un buon libro no.” L’immagine è quella della copertina di “Jenny la secca” facente parte della collana “Sperimentali”. Non ho dubbi, la trama è avvincente, l’edizione curata nel dettaglio, stringo tra le mani il mio nuovo tesoro e proseguo fino ad incontrare “SuiGeneris” una piccola casa editrice, attiva da ormai due anni, che, come recita un cartello appeso sopra lo stand, vende “libri fighissimi”.
In fiera sono presenti tantissimi editori: Iperborea figura al fianco di Sur e di fronte a Marcos y Marcos, proseguendo troviamo Exorma, Neri Pozza, Voland, Luni Editrice, Gruppo Editoriale Bonanno, Sinnos…
Mi fermo a parlare con i librai e gli editori presenti ma il salone è grande, ricco di iniziative, conferenze, libri letti ad alta voce, spettacoli estemporanei e il tempo sembra non bastare. Non mancano stand regionali: Sardegna, Liguria, Toscana, nè i grandi editori come Feltrinelli. Un’edizione ricca e viva, con carattere, che ti porta alla scoperta di nuovi orizzonti, quelli di chi osa e si propone, di chi non ha paura di gettarsi in nuove avventure e rischia per i propri sogni.
Un cartello recita: “Vite, mondi, epoche. I libri ti portano lontano.” Un altro “La cultura vola oltre i confini” ed è proprio questo il tema di quest’anno: “Oltre i confini”. L’immagine di Gipi, simbolo del Salone raffigura un libro che scavalca un muro sormontato da filo spinato; la ragazza sul dorso del libro guarda dall’altra parte, pronta ad oltrepassare il muro, con il vento che le scompiglia i capelli, simbolo di libertà e voglia di conoscenza. Un Salone che supera le aspettative e che con il suo simbolo ci porta oltre ogni tipo di divisione come solo la cultura può fare.

di Laura Saporito

La Trama

Se si cerca la definizione di Trama, spesso ci si imbatte in questa dicitura:
“La trama è l’insieme di fili che con quelli dell’ordito concorrono nel formare un tessuto.”
Se guardiamo il Romanzo come un tessuto, possiamo dire che la Trama è l’insieme di tutti gli accadimenti che compongono la storia.
Ipotizzare una trama non è difficile, svilupparne una che funziona è invece impresa ardua.

Ma come deve essere una trama che funziona?

– Credibile
– Originale
– Imprevedibile
– Strutturata
– Scorrevole
– Comprensibile

Una storia deve essere sempre credibile, per quanto di fantasia o inverosimile deve essere coerente con se stessa, se ci si cala in un mondo fantastico, di un altro mondo, dimensione o epoca deve essere tutto, in quel contesto, verosimile.

Una trama che invece manchi di originalità, per quanto ben scritta o ben strutturata non sarà mai accattivante come qualcosa di nuovo e mai letto prima.

Il lettore rimane incollato ad un libro per due motivi, se è incuriosito e se non riesce a prevedere ciò che sta per accadere. Quindi l’Imprevedibilità diventa fondamentale per far funzionare la propria trama.

Un romanzo senza Struttura non aiuterà il lettore nel seguire la storia, questa risulterà confusa e procederà a strappi. Seguire un proprio schema per la Trama, aiuterà il bilanciamento dei tempi e degli accadimenti, dando il giusto spazio a tutti i personaggi.

Un libro che manchi di Scorrevolezza non porterà mai un lettore alla fine dello stesso. Anche nei passaggi più densi, se la trama è fluida, lo sarà anche la scrittura.

Per ultimo non bisogna strafare. L’eccesso non aiuta mai, rende meno comprensibile il tutto e una trama troppo aggrovigliata rende poco chiara la lettura e difficile la scrittura. Per quanto complesso e fitto, l’insieme dei fili che compongono il nostro tessuto deve essere fruibile e chiaro.

A livello del mare

Un libro è differente da tutti gli altri quando la scrittura è talmente riconoscibile che diventa a suo modo unico.

Questo è vero al di là del gusto personale, e rende un testo particolarmente apprezzabile indipendentemente dalla forma in cui è scritto e del tema che tratta.

“A Livello del Mare” di Rossana Orsi è uno di questi libri.

In questo testo prosa e poesia si fondono in un insieme che rendono la lettura una piacevole esperienza narrativa.

La storia è coinvolgente e scorre inaspettata e ricca dalla prima a l’ultima pagina.

L’evoluzione della protagonista ci porta a riconsiderare i rapporti verso se stessi e con gli altri, tendendo ad una prospettiva che sia A livello del mare, quasi un punto 0 dove nessuno è più in alto o più in basso.

Sono pagine di una storia intima e personale dove però ogni lettore si può riconoscere nelle quotidianità delle speranze, delle paure, nelle sfumature possibili dell’amore, nelle insicurezze e nei desideri.

Ogni parola è scelta con cura ed ha il suo significato e peso specifico, come dovrebbe essere nella normalità della vita, cosa che spesso ci scordiamo, come accade ad alcuni dei personaggi che incontriamo nel libro.

Per certi versi è un libro indecifrabile, per la facilità che ha di rompere gli schemi, di avere un’estrema densità di emozioni rimanendo delicato in ogni sua parte, sa arrivare pur non dando mai nulla per scontato e sfidando il lettore a calarsi nella storia ed obbligandolo a guardare con gli occhi della protagonista un mondo che sa essere tanto bello quanto complicato.

Una lettura che sa rimanere e non lascia indifferenti, fatta di tante immagini che si legano tra loro attraverso le emozioni e i sentimenti, che si concentra sulle persone e l’impatto che hanno le loro relazioni.

Questo libro è come un fiore di campo, tanto naturale nel vederlo sbocciare quanto portatore dentro di se di tutto l’impeto della natura e della complessità del ciclo della vita.

Titolo: A Livello del Mare 

Autore: Rossana Orsi 

Edito da: Rapsodia

ISBN: 978-88-99878-20-7

pagine: 132

formato: 15x21cm

Recensione di Andrea Stella 

QUANDO L’AMORE E’ “LEGGERO”

L’ultimo romanzo di Luca Bianchini

“Nessuno come noi” è una storia fresca, intrisa di quella “complicata leggerezza” che solo l’adolescenza può avere.

I tre protagonisti Vince, Cate e Spagna ci catapultano negli anni ’80, anni in cui non esistevano smartphone, internet, navigatori satellitari e whatsapp; anni in cui c’erano le cabine telefoniche, tuttocittà e i messaggi scritti su bigliettini scambiati sotto il banco di scuola. Anni in cui si attendeva febbrili di fronte al telefono di casa una chiamata che non arrivava, temendo che quel qualcuno chiamasse proprio mentre il telefono era occupato da qualche altro membro della famiglia, in cui si tirava il filo del telefono fino in camera o si scendeva in una cabina telefonica sotto casa per avere un po’ di privacy.

La trama è semplice e convincente.Vince, aspirante paninaro, è innamorato della bella Cate che si innamora di tutti tranne che di lui. Spagna, la dark della scuola, completa il quadro dei “tre cuori in affitto”, così come vengono chiamati dai loro compagni di scuola rifacendosi ad una nota serie televisiva. A sconvolgere gli equilibri arriverà Romeo, belloccio figlio di papà, abitante delle colline torinesi, che inizierà una intensa amicizia con Vince. E’ proprio l’amicizia che fa da padrone nel romanzo, l’amicizia che cresce e si intensifica, che si allontana e poi ritorna, che riempie e vivifica. Le storie di amori e amicizie adolescenziali si intrecceranno con quelle della loro professoressa di italiano Betty Bottone  che, tra alterne vicende, spiega a passi didanza le sue lezioni. Un salto indietro nel tempo, nella fanciullezza di trent’anni fa. Un libro da leggere tutto di un fiato.


Testo e foto di Laura Saporito